16 novembre 2017

L’unione fiscale e bancaria dell’UE: una strada possibile?

Marco Buti, Direttore Generale per gli Affari Economici e Finanziari della Commissione Europea è intervenuto per fornire un quadro generale sui grandi temi che travagliano una EU che intravede la fine della crisi ma non ha ancora completato i passi necessari per uscirne (e non tornarci).

Outlook generale e scaletta dell’intervento

  • Ripresa economica robusta ma non ancora completa
  • Le 3 unioni: Finanziaria, Fiscale ed economica
  • I prossimi passi

La ripresa economica si conferma, si estende e si irrobustisce: dopo 2 anni di ritardo rispetto agli USA, l’Europa è tornata a crescere agli stessi livelli se non leggermente sopra. A livello di PIL pro capite, avendo una demografia meno dinamica degli Stati Uniti, la crescita appare più marcata.

Un altro punto è che la ripresa dei Paesi è più omogenea: anche quelli che avevano sofferto di più durante la crisi, stanno tornando a livellarsi.

La crescita prevista è sempre al 2% nel 2018 e nel 2019 (che è però l’anno della Brexit, che va considerato un discorso di negoziati politici non contemplati in questi forecast puramente tecnici).

Le stime parlano di mezzo punto percentuale di rialzo rispetto alle previsioni di primavera scorsa e un quarto per l’anno successivo.

Pur essendoci ripresa più uniforme e robusta, non è ancora completa, quindi non è ancora tempo di mettere in campo politiche macroeconomiche più restrittive. Perché questa idea?

  • • Rispetto al PIL, gli investimenti stanno risalendo la china ma non siamo ancora al livello pre-crisi.
  • • Il mercato del lavoro ha una situazione con tasso di disoccupazione ma anche indicatori più ampi come part time involontari e i lavoratori scoraggiati, c’è ancora molto da lavorare.
  • • L’inflazione rimane debole.

Si raccomanda una politica fiscale globalmente neutra e una politica monetaria in linea con gli annunci della BCE e di Draghi: deve continuare ad essere espansiva almeno per un altro anno.

Da sempre gli errori di politica economica più gravi si fanno in tempi buoni: bisogna evitare di disperdere le possibilità di consolidamento date dalla ripresa e dall’"allargamento della torta".

In Italia ci sono fragilità particolari sulla questione non performing loans che vanno affrontate, potrebbe essere un punto decisivo: l’idea di fondo è che non ci si possa "sedere" sulla ripresa economica ma che ci vorrebbe un intervento più decisivo da parte delle autorità pubbliche e delle banche stesse.

Durante la crisi il panorama della Governance economica e finanziaria europea è cambiato in modo molto rilevante: dal 2011 ad oggi si sono fatti passi avanti importanti nel coordinamento delle politiche di bilancio, con un rafforzamento del controllo ed un’estensione su temi anche al di fuori della politica fiscale. Sono stati messi in campo strumenti per fronteggiare crisi acute come il meccanismo europeo di stabilità, le operazioni della BCE dal 2012 (il "whatever it takes" di Draghi). Si sono fatti dei piccoli passaggi verso assicurazione di depositi comune.

Restano delle vulnerabilità

  • La commistione fra sovrani e banche da risolvere
  • L’unione bancaria irrisolta
  • I meccanismi decisionali troppo farraginosi nel funzionamento degli strumenti anti crisi
  • L’urgenza di accompagnare la politica monetaria con politiche fiscali coerenti (è opinione diffusa che la BCE durante crisi sia stata lasciata troppo "sola")
  • Vanno considerate nel quadro d’insieme le divergenze economico-sociali all’interno dell’Europa con implicazioni importanti a livello politico
  • Una Governance troppo articolata e non abbastanza trasparente

Le 3 Unioni: Finanziaria, Economica e Fiscale

 

All’interno dell’EU ci sono due sensibilità diverse: la nordica che mette più l’accento sul concetto di respo nsabilità, quella mediterranea più sulla soli darietà. Occorre trovare una “passerella” tra le due anime dell’Europa.

Se questo è vero tra Paesi, lo è altrettanto tra le tre tipologie di unioni.

 

Unione Finanziaria

Assolutamente prioritario è il completare l’unione bancaria: su questo punto solo 1 e mezzo dei tre pilastri che lo compongono, è stato completato: la vigilanza unica sui grandi gruppi bancari.

La single resolution fund funziona ma senza backup fiscale in caso di shock: va invece messo in campo e completato.

Sull’assicurazione comune dei depositi c’è ancora parecchio da fare, dalle proposte della Commissione nel 2015 non si sono fatto passi avanti sostanziali.

In Europa le aziende si finanziano troppo attraverso crediti bancari e troppo poco tramite mercato. Le banche tendono a non finanziare progetti ad alto rischio e tasso d’innovazione, con ricadute sull’intero sistema.

Unione Fiscale

Verrà proposta a dicembre una “Fiscal Capacity” a livello centrale per mettere di rispondere agli shock a livello sovranazionale.

La possibilità di investimento comunitario avrebbe giovato molto nel periodo dell’austerity (2012-2013) e ne avrebbe ridotto notevolmente gli effetti.

 

Unione Economica

Per ridurre le divergenze occorre rafforzare la resilienza, la capacità di adattamento delle singole economie europee.

Occorre riformare in modo sostanziale il bilancio europeo e far sì che tenga conto delle domande di beni pubblici europei da parte dei cittadini che non sono ancora considerate negli schemi di bilancio (il 50% è dedicato all’agricoltura): investimenti su sicurezza e difesa, politica di immigrazione, promuovere l’innovazione.

E’ necessario anche migliorare l’utilizzo degli strumenti esistenti, si sta puntando al mettere l’accento su investimenti infrastrutturali e capitale umano, tutto quello che incentiva la crescita senza danneggiare l’equità.

Governance e Accountability, un punto di particolare delicatezza

E’ sul tavolo la questione nomina del nuovo Presidente dell’Eurogruppo (permanente?), così come del creare un Tesoro e un Fondo Monetario europeo.

L’idea è di arrivare ad un Ministro europeo dell’Economia e delle Finanze che coordini globalmente la politica europea.

E’ vitale, infine, un maggior dialogo con cittadini e autorità e rispondere in modo concreto alle sfide che, se lasciate cadere, offrono ampi margini di manovra ai populismi.

 

Il Futuro: quali step?

Si osserva una rara coincidenza di ripresa economica più credibile e un ciclo elettorale globalmente migliore rispetto ai timori della vigilia. Si profila la possibilità tangibile che questo binomio favorevole possa accompagnare le riforme e utilizzare le opportunità di una crisi che recede.

Quali i grandi dubbi e paure?

  • Una Germania che perde interesse nell’Europa? Secondo il dott. Buti non si ritrarrà in sé stessa: vedremo piuttosto un rafforzamento della domanda interna, come sollecitato da anni, per ridurre gli squilibri esterni

  • Un’Italia alla ricerca della stabilità: il nostro Paese può essere l’ago della bilancia, a seconda della direzione che imboccherà nei prossimi, difficili mesi.

 

Roadmap

4 dicembre: Discussione dell’Eurogruppo sull’EMU

6 dicembre: Proposte Commissione

14 dicembre: Summit Eurozona

Primi 6 mesi 2018: Negoziazioni

Giugno: Delivery