21 febbraio 2018

Bitcoin: una cripto-commodity più che una criptovaluta

  

Il Prof. Ferdinando Maria Ametrano ha condiviso le sue riflessioni su un tema particolarmente controverso: i bitcoin sono davvero il futuro o sono destinati a rivelarsi un trend come tanti?

Lo speech del prof. Ametrano si è articolato in un’agenda di 3 punti:

  • Introduzione a cosa sono e come funziona Bitcoin

  • Bitcoin come oro digitale

  • Come è o potrà essere il ruolo di Bitcoin nella storia della moneta

 

Perché Bitcoin è un argomento difficile da capire?

Bitcoin interseca aree tecnologiche e culturali che difficilmente si incontrano come criptografia, sistemi distribuiti come computer networking e data transmission, teoria dei giochi e teoria monetaria ed economica.

In questo senso è riduttivo parlare di Blochchain Technology, trattandosi piuttosto di un cambio di paradigma culturale.

 

Definizione di Bitcoin

Bitcoin: una valuta digitale decentralizzata.

Non è, cioè, sostenuta o sponsorizzata da alcun governo od organizzazione e nonostante ciò consente di effettuare transazioni peer-to-peer istantanee senza intermediari e basando tutto su paradigmi di sicurezza criptografica e su incentivi economici sinergici.

Questo significa che potenzialmente bitcoin rappresenta un “efficient low cost banking for everybody everywere”.

Un intero sistema finanziario e bancario può entrare nei nostri smartphone al pari della posta (con le email), delle enciclopedie (con Wikipedia), la musica e il cinema (Spotify e Netflix)?

Mentre per tutti i suddetti settori è possibile eseguire l’azione in un attimo, con pochissimi dati e a costi risibili, tutto cambia se si vogliono spostare anche solo 50 euro: ecco che si aggiungono costi di commissione, si restringono gli orari a disposizione ecc.

Perché Bitcoin è il candidato ideale a risolvere i problemi legati alle transazioni?

  • Non ha intermediari e non è centralizzato

  • E’ “permissionless”

  • Resiste alla censura (no fondi congelati)

  • E’ ad accesso aperto: non ha limiti di cifre, né ulteriori discriminanti, è disponibile 24 ore su 24, 365 giorni l’anno

  • Sostanzialmente free

  • Non conosce confini geografici né giurisdizionali tra Nazioni

  • Sicuro: le transazioni non sono falsificabili

  • Resiliente: è stato dato per morto già diverse volte ma torna sempre a galla e sempre più forte

 

Il problema della doppia spesa

Le transazioni online come un bonifico bancario sono ormai consolidate da decenni, farlo però in un contesto di cash digitale in cui un gettone (ossia un file) è facilmente duplicabile è diverso.

Anche nel caso del saldo del conto corrente non si può bonificare a due persone diverse ma è dovuto al presidio di un registro contabile di un’authority centrale. In assenza di questa controparte centrale fiduciaria sembrava impossibile prevenire la doppia spesa.

Questo problema è risolto nell’ecosistema Bitcoin per mezzo dei Mining.

Tutti i nodi della rete bitcoin validano tutte le transazioni, un sottoinsieme di nodi che fornisce anche la potenza computazionale, finalizza la transazione stessa.

I miner competono tra di loro per poter validare un blocco di transazioni e il vincitore che fornisce la “proof of work” viene remunerato con l’emissione di nuovi bitcoin in una transazione speciale chiamata Coinbase creata dal nulla in favore del miner stesso.

Questo risolve in modo semplice il problema della doppia spesa

Se il miner dovesse validare transazioni in conflitto, magari con coin già spesi, questo creerebbe un blocco rigettato dai nodi della rete e riconosciuto come invalido. Il blocco rigettato, porterebbe nel cestino con sé anche il coinbase che avrebbe potuto essere riconosciuto al miner disonesto, rendendo inutile il suo lavoro fraudolento.

Come fanno i minatori a raggiungere il consenso sulla storia delle transazioni?

Il consenso distribuito, in una rete asincrona in cui anche solo un nodo è riconosciuto difettoso o “malizioso”, è impossibile.

Come ha risolto Nakamoto (l’inventore di Bitcoin) questo ostacolo?

Lo ha risolto in maniera statistica: ha inserito uno stratagemma da teoria dei giochi anziché da computer science, inserendo il sistema di incentivi e disincentivi per favorire un meccanismo virtuoso e onesto con un’efficienza che può quindi “tollerare” i malfunzionamenti senza collassare.

Il consenso distribuito è registrato sul registro transazionale che si chiama “catena di blocchi” c’è un blocco ogni circa 10 minuti e questi blocchi sono concatenati sequenzialmente.

Per creare il link criptografico tra due blocchi successivi è richiesta potenza computazionale che viene misurata in hash per second (hash è l’operazione di base che un minatore compie).

Un attaccante che volesse modificare un blocco della catena, si troverebbe a dover modificare anche il blocco successivo fino ad arrivare alla punta attuale della catena quindi il suo lavoro aumenta linearmente all’aumentare dei blocchi ma la probabilità di successo di un’azione fraudolenta decresce, perché mentre lui la compie continuano ad aumentare i blocchi da dover modificare. L’azione malevola risulta quindi poco “conveniente” anche in termini strategici.

Blochchain è il nome comunemente utilizzato per il registro transazionale dei bitcoin, resiliente agli attacchi di agenti maliziosi rendendo sostanzialmente le alterazioni fraudolente, antieconomiche.

 

50 nuovi bitcoin per blocco ogni 10 minuti definisce la politica monetaria di bitcoin creando lo standard per la ricompensa, che in realtà si dimezza ogni 4 anni, quindi dal 2009 siamo già nell’era dei 12,5 bitcoin per blocco.

Il termine “mining” per questo processo è stato dato proprio per la sua somiglianza con l’estrazione dell’oro e la progressiva scarsità del metallo stesso nel corso della storia.

Se anche il valore della ricompensa di signoraggio si dimezza ogni 4 anni, il valore economico di Bitcoin dal 2009 è cresciuto di 10.000 volte mantenendo la ricompensa costante.

Nel 2140 verrà estratto anche l’ultimo satoshi (unità infinitesimale del bitcoin), proprio in ottemperanza al rigido sistema estrattivo: che succederà?

Il network bitcoin sta gradualmente spostandosi da un sistema basato unicamente sul valore della ricompensa di signoraggio a uno dove le commissioni transazionali diventano sempre più significative.

Essendo alto il numero di persone che vuole entrare nel sistema, ma le transazioni limitate, meglio aggiungere una commissione a vantaggio dei minatori.

 

Considerando tutti questi elementi risulta chiaro come Bitcoin sia qualcosa di più di una semplice valuta digitale ma si configuri precisamente come “materia prima digitale”.

Se pensiamo al parallelo con il ruolo dell’oro fisico nella storia delle civiltà, capiamo quanto possa essere dirompente il sistema blockchain nel panorama finanziario (e non solo) attuale.

 

Come interpretare allora il recente picco al ribasso e l’estrema volatilità del valore di Bitcoin?

La dinamica dei prezzi è la modalità con cui i mercati scoprono il valore di qualcosa.

Accettare e metabolizzare il valore di un potenziale “oro digitale” è chiaramente un processo complicato e controverso.

Niente che abbia aumentato di 10.000 volte il proprio valore in 7 anni non avrebbe potuto farlo senza proporzionali rischi associati, non essendoci rendimento senza rischio.

Si sono registrate 4-5 perdite nell’ordine dell’80% l’ultima proprio nei mesi scorsi.

La sua correlazione con gli asset class esistenti è inesistente e questo è un dato estremamente potente. Avrebbe senso investire in bitcoin anche solo per scopo di diversificazione.

Ma cos’è in sostanza la moneta? La moneta possiamo definirla come l’invenzione del genere umano di un bene astratto per poter collaborare con coloro di cui non si fida.

 

Friedrich August von Hayek, premio nobel per l’economia, scriveva nel 1977: “Benedetto il giorno in cui una buona moneta non sia più tale per la benevolenza di un governo ma dall’interesse commerciale delle banche”.

Questa preconizzazione non l’hanno realizzata le banche ma le comunità peer-to-peer che rappresentano l’innovazione permissionless (molto veloce ed efficace). Le stesse comunità che hanno creato tutte le innovazioni disruptive come le email e internet.

Perché Bitcoin non è moneta?

La moneta deve essere un numerario col quale misuriamo il prezzo degli altri beni. Una buona moneta è tale più è stabile il suo valore.

Bitcoin non è una buona unità di conto (specie se pensiamo a transazioni come salari, mutui e in generale perché non ha la stabilità dei prezzi rispetto a dollaro, euro o sterlina).

Qual è allora il “destino ultimo” di Bitcoin?

Il Bitcoin, come aveva previsto Hal Finney, uno dei primi estimatori del sistema, è perfetto come asset di riserva (ma non è amato come anche l’oro.).

 

Conclusioni

1. Bitcoin è di difficile comprensione essendo più un cambio di paradigma che una semplice tecnologia

2. Bitcoin risolve il problema della doppia spendibilità

3. Bitcoin è oro digitale

      - potrebbe rivelarsi dirompente come l’oro fisico, viste le grandi affinità strutturali

      - è un nuovo asset: vale la pena investirci anche solo per scopo di diversificazione

4. Sta trainando nuovi sistemi monetari